SIC Fondali di Isola delle Femmine – Capo Gallo (ITA 020047)

Il sito comprende un’ampia estensione di mare aperto ed un’isola (Isola delle Femmine o Isola di Fuori). Il territorio considerato ricade all’interno dei comuni di Palermo e di Isola delle Femmine. Per gran parte dell’anno su tutta l’area prevalgono le correnti costiere dirette da ponente verso levante. Esse sono per lo più correnti di deriva, generate dallo spirare dei venti da Nord-Ovest, dominanti lungo tutto l’arco autunnale – primaverile. Questi causano un forte idrodinamismo, dando luogo a forti turbolenze fra la Punta del Passaggio ed intorno all’Isolotto. I venti del I^ quadrante sono limitati al periodo invernale e spirano con intensità. Periodicamente, in periodi di calma relativa, la costa viene investita da un forte flusso tangenziale da Est, che si mantiene costante soprattutto nella stagione estiva. Durante l’estate e nei periodi di alta pressione prevalgono le brezze giornaliere spiranti da Est: esse si levano nel tardo mattino ed aumentano di intensità fino ad acquistare una forza notevole nelle prime ore del pomeriggio, che si attenua verso il crepuscolo per cadere del tutto nelle ore serali.

L’isolotto delle Femmine, che sorge circa 600 metri al largo dell’omonima penisola, noto anche con il toponimo di “Isola di Fuori”, è un’emergenza di calcari mesozoici stratificati, profondamente rimaneggiati dall’erosione eolica e dall’impatto delle mareggiate. Sulle pareti sommerse dell’isolotto si incontrano fondali duri ricoperti in superficie da associazioni di alghe fotofile, cui seguono in profondità associazioni sciafile. Sul lato nord i fondali ricadono in imponenti gradinate rocciose alternate a piattaforme ricoperte di sabbie fini. La parete di nord-est precipita in una falesia incisa da fessurazioni profonde, localmente definita “Finestroni”: le correnti di fondo trasportano ingenti quantitativi di plancton e sostanza organica che consente un rigoglioso sviluppo di comunità concrezionanti (coralligeno di falesia) a filtratori, come Eunicella spp. e Paramuricea clavata. Il canale interposto tra l’isolotto e la terraferma è interamente occupato da una prateria a Posidonia oceanica su roccia che continua sui due versanti della penisola antistante.

L’intera costa rocciosa è orlata da un “trottoir” a vermeti. Il “trottoir” o marciapiede a vermeti è costituito dal concrezionamento dei gusci cilindrici di Dendropoma petraeum, un mollusco gasteropode caratterizzato da una conchiglia tubulare spessa a sezione triangolare. Gli individui di D. petraeum si insediano sui substrati duri a livello di marea e finiscono con il cementare le cime affioranti degli scogli, formando un continuum che assume lo sviluppo spaziale di una piattaforma e che nei casi più favorevoli riesce a raggiungere l’ampiezza di alcuni metri.

All’interno dell’area considerata è riscontrabile la biocenosi di “sabbie ad anfiosso”, caratterizzata dalla presenza della “lancetta” o Branchiostoma lanceolatus, minuscolo rappresentante dei Protocordati, animali immediatamente precedenti i Vertebrati nell’organizzazione strutturale. La specie è oggi molto rarefatta.

Lungo la costa di Capo Gallo si aprono numerose cavità carsiche, distribuite lungo la linea di battente. Esse sono per lo più antri o semplici incisure sulla roccia, prive di sviluppo all’interno. Solo due delle cavità si addentrano nella matrice dolomitica, costituendo delle vere e proprie grotte: la Grotta della Mazzara e la Grotta dell’Olio. I popolamenti sono tipici concrezionamenti sciafili di grotta, con una componente algale più o meno ridotta.

L’area in esame riveste una grande importanza in quanto al suo interno ricadono numerose emergenze. Tra queste il marciapiede a vermeti, più conosciuto come trottoir à vermets. questo è una costruzione biogena dovuta al gasteropode sessile Dendropoma petraeum (Monterosato), descritta inizialmente proprio per il litorale di Isola delle Femmine da M. De Quadrefages nel 1854. Il marciapiede a vermeti si presenta estremamente abbondante e con un ottimo livello di strutturazione nell’area considerata. Queste costruzioni organogene hanno in Mediterraneo una distribuzione puntiforme che ne accresce l’importanza dal punto di vista biogeografico e li rende equivalenti a degli endemismi.

Nelle due aree comprendenti la riserva marina, la fascia ad Astroides calycularis costituisce la prima frangia dell’infralitorale immediatamente a ridosso del marciapiede a vermeti. Essa non è ubiquitaria, ma si localizza sulle parti della scogliera meno soggette a disturbo antropico e più esposte ad un intenso ricambio delle acque.

Altra entità naturalistica degna di protezione è rappresentata dai popolamenti sciafili e dal coralligeno. Sui fondali dell’Isola di Fuori si registrano presenze notevoli dal punti di vista biogeografico e tassonomico. Vanno al proposito segnalate facies circalitorali ad alghe verdi (Anadyomene stellata) ed insediamenti di Laminariales sulle selle rocciose più battute dalle correnti. Segnalato a -50m sul versante settentrionale dell’isolotto un banco di corallo rosso, Corallium rubrum, e la presenza di Gerardia savaglia (il “corallo nero” del Mediterraneo). Le sabbie ad anfiosso ricoprono le spianate ed i terrazzi intercalati fra le scarpate rocciose della falesia sottomarina. Rappresentano una formazione relitta sempre più rara a causa dell’alta sensibilità al silting ed agli inquinamenti di ogni natura. Vanno salvate e tutelate, anche a causa della rarefazione della specie pilota, l’anfiosso (Branchiostoma lanceolatum).

Il Lithophyllum lichenoides è un’alga calcarea che vive nel piano mesolitorale, su substrati duri ad alto idrodinamismo e leggermente ombreggiati. In alcune località, questa specie costituisce dei particolari concrezionamenti (“trottoirs”) che possono assumere una notevole estensione. Queste formazioni ospitano comunità faunistiche ricche ed originali.